Il marketing di Google visto da dentro: perché insegniamo ad autopromuoversi

Kelly McKesten, Stéphanie Thomson Marzo 2019 Video, Insight sul Consumatore

È raro che a una persona piaccia parlare dei risultati ottenuti, anche se è cruciale per la sua carriera. Ecco perché Anna Vainer, marketing manager di Google, ha deciso di lanciare #IamRemarkable, un workshop che offre alle donne e ai gruppi sottorappresentati l'opportunità di esercitarsi con le capacità autopromozionali e celebrare i propri successi. Guardala mentre spiega come ha fatto a trasformare un suo progetto minore in un movimento globale che ha aiutato 20.000 persone in 50 paesi diversi a comunicare perfettamente agli altri perché sono speciali.

In quasi tutte le culture, ai bambini, ma soprattutto alle ragazze, viene insegnato che non è educato parlare dei propri successi. In Giappone, ad esempio, il detto "il chiodo che sporge va martellato" insegna ai bambini di non attirare l'attenzione su di sé. A migliaia di chilometri di distanza, i bambini inglesi imparano che "la balena che spruzza acqua viene arpionata". Non deve sorprendere quindi che, quando entriamo nel mondo del lavoro, abbiamo avuto tutto il tempo per assimilare l'idea che saremo penalizzati se elogiamo i traguardi raggiunti.

Ma se non ti piace parlare dei tuoi successi, come faranno gli altri a conoscerli? Alcuni ricercatori hanno scoperto che le persone restie ad autopromuoversi hanno più probabilità di rimanere indietro rispetto ai propri pari più eloquenti. Ecco perché Anna Vainer, marketing manager di Google, ha deciso di lanciare #IamRemarkable.

"È un workshop che offre alle donne e ai gruppi sottorappresentati l'opportunità di esercitarsi con le capacità autopromozionali e celebrare i propri successi, sul piano professionale e personale", ha affermato la Vainer.

Guarda Anna Vainer mentre spiega come ha fatto a trasformare un suo progetto minore in un movimento globale che ha aiutato 20.000 persone in 50 paesi diversi a comunicare perfettamente agli altri perché sono speciali.

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